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La comunicazione sociale e le campagne Cruelity-free

La comunicazione sociale e le campagne Cruelity-free

Ha senso in questo periodo pensare a campagne di comunicazione sociale cruelity-free? La risposta è…Snì…

In occasione della Giornata Mondiale Per La Sclerosi Multipla che si tiene ogni anno intorno alla fine di maggio, ci siamo interrogat* su quale fosse il modo migliore per parlarne qui con voi.

Così, carichi di analisi SWOT (che modestamente, non ci pare niente male) paghi del nostro ufficio 200% SM e dell’esperienza di comunicazione con AISM e altri enti, ci siamo chiesti: perché non raccontare quelli che secondo noi sono i punti fondamentali per ottenere una campagna di comunicazione efficace?

Ebbene, ecco a voi i nostri consigli!

Come creo senso d’urgenza? Immagini impattanti o soft?

Spoiler: dipende dal contesto

Innanzitutto specifichiamo che esistono due scuole di pensiero: c’è chi sostiene che la comunicazione per immagini debba essere forte, impattante (comunicazione tipica della “scuola americana”) e chi invece preferisce foto più attente, meno “shockanti” (comunicazione tipica della “scuola europea”).

Ultimamente la comunicazione sembra abbracciare sempre più la prima tendenza, quella esplicita.

I vantaggi di questo approccio sono molteplici: si cattura l’attenzione, si lascia il segno e si abbraccia la cosiddetta “verosimiglianza”.

In poche parole, raccontare la Sclerosi Multipla non mostrando le carrozzine è un modo per combattere un vecchio stereotipo, ma rimane innegabile che la realtà di chi la vive sia anche questa e si deve raccontare.

Va anche detto che differenziare il tipo di messaggio con un approccio multisoggetto, è sempre la scelta migliore. Se è vero che solo un forte coinvolgimento emotivo ha il potere di farci passare da spettatori a donatori e che quindi le campagne a forte impatto sono super efficaci, d’altro canto rimane la questione legata alle campagne informative.

In quest’ultimo caso le immagini forti non bastano e potrebbero anzi distogliere l’attenzione da una narrazione più articolata e meno “da cartellone a bordo strada”.

I soggetti del messaggio: attori, testimonial o persone comuni?

Scegliere soggetti rappresentativi è un diktat.

Per capirci se la totalità dei campioni scelti per la nostra campagna sulla Sclerosi Multipla si riducesse al prototipo dell’uomo adulto tra i 30 e i 60, chi potrebbe dedurre che la patologia colpisce anche donne e bambini? La scelta dei soggetti è fondamentale anche per comunicare affidabilità e concretezza.

Dare voce al messaggio è importante, ma se a parlare fossero i ricercatori che hanno davvero elaborato quella cura, o i pazienti che ne beneficiano? Non ci vuole un guru della comunicazione a capire che la sceneggiata con gli attori e il voice over strappalacrime lascia ormai sempre più il tempo che trova.

Avvicinare la realtà che si vuole comunicare non è solo “una buona strategia”, ma il modo migliore per combattere gli stereotipi sulla povertà, la malattia l’emarginazione.

L’empatia in questo senso è sempre l’arma migliore.

Come glielo dici che il suo aiuto farebbe davvero la differenza?

Okay, per ora abbiamo la giusta dose di senso di urgenza, affidabilità ed empatia.

Cosa manca?

Ad occhio e croce direi: coerenza, credibilità, una Call To Action ben piazzata e nel dubbio, aggiungerei ancora po’ di empatia, che abbondare non fa mai male.

Mi spiego meglio, dar voce a persone vere, essere impattanti e fare del proprio meglio per creare una comunicazione efficace , non è sufficiente.

Il potenziale donatore vuole sapere che il suo gesto aiuterà qualcuno nel concreto: una persona, un animale. Chi dona vuole concretezza, ma non finisce qui.

In secondo luogo, si esige trasparenza.

Il fatto che ci sia un grosso filtro tra il donatore e chi beneficerà del suo gesto, è sotto agli occhi di tutti ed è naturale che la fiducia nei confronti dell’ente aumenti all’aumentare della sua trasparenza, sia in termini di amministrazione, sia in termini di deontologia. Comunicarsi bene vuol dire innanzitutto mostrarsi in modo responsabile.

In conclusione, come avrete capito, una ricetta per la comunicazione efficace non esiste.

In compenso applicare principi come quelli della trasparenza, della concretezza e dell’empatia può fare davvero la differenza, perchè in fin dei conti sono queste le caratteristiche che cerchiamo in un amico, in qualcuno disposto ad aiutare e ad aiutarci.

Belinarium

Storie d’amore finite male, freddure, trash, pettegolezzi

Insomma, ogni sfogo è benaccetto ed in forma rigorosamente anonima nel nostro BELINARIUM.

Ci facciamo due risate e, chissà, magari gli aneddoti migliori finiranno sul calendario Gooocom 2023…

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