Detroit e l’arte

La città più "eclettica" del Michigan

Detroit e l’arte

La città più "eclettica" del Michigan

Parliamo di Detroit per l’industria e in particolare per il settore automobilistico, non di certo di arte, artisti e iniziative.  Sono gli anni ’50, ’60: il periodo d’oro con Ford, GeneralMotors, Dodge. Le loro rispettive sedi sono proprio lì, a Detroit, e la città incamera orde di tecnici, operai, imprese. Un bacino immenso che verrà depredato fino all’osso e svuotato del suo capitale umano, sociale ed ambientale.

Con il crollo tutti si spostano, la città si svuota tanto da prendere il nome di “Ghost Town”. La criminalità e il degrado dilagano.

Oggi Detroit si risolleva con le unghie e con i denti e cerca di reinventarsi partendo dalle proprie radici, ma le parole spese su di lei rimangono ancora poche e tutt’altro che lusinghiere. “Città da non visitare”, “città in cui non abitare”, “il più alto tasso di criminalità degli Stati Uniti”, “bancarotta più disastrosa della storia”.

A livello mediatico Detroit subisce la qualunque, tuttavia la città non desiste e mira a comunicarsi per quella che è e che sta diventando: una realtà che trova la forza di rispondere alla desolazione e alla microcriminalità con estro e creatività.

Comunicare la bellezza di Detroit, la sua cultura e la vocazione a farcela è responsabilità di tutt* e non solo di chi la abita. D’altronde perché non farlo? La voglia di rinascere e lo spirito ci sono, si notano per strada, tra le aiuole e nella sua arte (che nelle forme più celebri viene portata in alto da nome del calibro di Eminem e Madonna… e del resto, da dove credevate che venissero?)

In questo articolo vi sveleremo #tuttoquellochenonsapete su Detroit (poiché pochi ne parlano) di questo luogo pieno di attrazioni da scoprire.

LA PARIGI DELL’OVEST”

Il richiamo alla Francia non è casuale: inizialmente Detroit si chiamava “Rivière du Detroit”. L’influenza dei suoi primi coloni è stata tanta e tale che ancora oggi la si intravede sulla bandiera della città, che appunto riporta i gigli francesi. Per la varietà degli stili architettonici presenti su tutto il territorio urbano, in primis art dèco e arte moderna, Detroit è inoltre nominata “La Parigi dell’Ovest”. In tal senso è impossibile non citare il Guardian Building e il Fisher Building, palazzi immensi progettati ad uso ufficio. Per osservare al meglio le meraviglia cittadine è possibile fare un tour storico dell’architettura a bordo dell’affascinante Ford Model A del 1930. Insomma, un’esperienza da non perdere.

LA CRITICA È FACILE, L’ARTE È DIFFICILE”

…e di critiche Detroit ne ha subite fin troppe, ma di certo non ha avuto difficoltà nella sua espressione artistica. Il Detroit Institute of Arts è noto in tutto il mondo per le opere che ospita al suo interno: Van Gogh, Picasso, Diego Rivera, Caravaggio e altri artisti italiani. Collezione immensa di opere che spaziano dall’antico al moderno.

Il vero fiore all’occhiello della città è però la STREET ART. Gallerie a cielo aperto: queste sono le strade ricoperte di graffiti e rappresentazioni tematiche tra le più svariate ed eccentriche. Esempi particolarmente affascinanti sono The Z Park e The Heidelberg Project, ideali di riqualificazione urbana e comunicazione sociale.

Il primo è un parcheggio in pieno centro città dove, in ogni “floor”, sono presenti coloratissime opere di 27 street artists provenienti da tutto il mondo. Il secondo prende forma a partire dal 1986 quando Guyton, veterano di guerra, torna a casa e rimane scioccato dalle condizioni disastrose in versava la sua Detroit. Da lì decide di esprimere rabbia e dispiacere attraverso l’arte: dipinge e arreda case e lotti abbandonati servendosi dei rifiuti, ridefinendo spazi e strutture.

ITINERARIO MUSICALE

La presenza di differenti culture fa sì che da sempre vi crescano voci uniche e in alcuni casi, indimenticabili. E se parliamo di Arte a Detroit, non si può non citare la musica!

Dagli anni ’50 in molti passano da queste parti: Stevie Wonder, Jackson Five (e successivamente Michael Jackson), Marvin Gaye, Diana Ross, The Supremes. Qui Aretha Franklin incide “Respect”, così al giorno d’oggi la sala di registrazione di Motown, etichetta discografica del Soul voluta da Berry Gordy, si apre al pubblico con possibilità di visita. Wooooaahhh!

Musica classica, musica techno… Detroit non ha confini. Durante una cena o una bevuta con gli amici è possibile ancora trovare numerosi locali che suonano musica jazz dal vivo, rendendo l’atmosfera suggestiva più che mai.

QUALCOSA SI MUOVE

In conclusione, molto rimane ancora da fare per risollevare le sorti di questa città nel pieno della sua devastazione post-industriale, ma qualcosa si muove e valorizzare questi piccoli grandi passi, sia dentro sia fuori Detroit, è più che mai un dovere per ogni media e su* professionista. Lo stesso d’altronde vale per le nostre realtà locali e per ogni periferia che incubi dentro di sé cultura, creatività e tanta voglia di rinascere, perché parlare del bello contribuisce a fargli spiccare il volo e lo coltiva a sua volta, anche se non sempre è da clickbait assicurato.

Per approfondire vi lasciamo al TEDTalks di Devita Davison che, secondo noi (un po’ come tutti i Ted) mostra in chiaro la situazione… sia in senso negativo che positivo! È molto ispirazionale!

Belinarium

Storie d’amore finite male, freddure, trash, pettegolezzi

Insomma, ogni sfogo è benaccetto ed in forma rigorosamente anonima nel nostro BELINARIUM.

Ci facciamo due risate e, chissà, magari gli aneddoti migliori finiranno sul calendario Gooocom 2023…

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