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Brand Identity: Il Packaging

Brand Identity: Il Packaging

Il packaging è il primo passo del marketing di prodotto

Pensateci bene: in base al “vestito”, alla confezione (il packaging, appunto) che lo contiene, un prodotto stabilisce – quando fatto correttamente – il target, il posizionamento, si distingue rispetto alla concorrenza e stabilisce un rapporto di fiducia con il consumatore.

Il Packaging

Un packaging ben fatto mette subito in chiaro se un prodotto è sofisticato o se è “da battaglia”, chiarisce subito se un prodotto ha carattere e si distingue dagli altri.

In pratica mette subito in chiaro quali sono le caratteristiche del prodotto (indipendentemente se la promessa di cui si fa carico la confezione viene mantenuta dal prodotto stesso o meno) e, per esteso, della azienda produttrice.

Negli anni ’90, quelli della “Milano da bere”, il packaging era figlio di creatività pura, creatività che spesso era un esercizio di stile dell’agenzia pubblicitaria disposta a qualsiasi cosa pur di rendere felice il cliente. Con il tempo questo rapporto si è evoluto, le agenzie – quelle serie – non ci stanno più al concetto del: “ti pago fai come dico io” e, sempre quelle agenzie – sì, proprio quelle serie – non sono più considerate come dei semplici fornitori esterni ma diventano consulenti specializzati che possono (devono) aiutare il cliente a posizionare correttamente il prodotto.

quando invece si parla di Restyling?

Spesse volte occuparsi di restyling è più difficile che creare una confezione ex novo. Partendo da ciò che + stato fatto precedentemente, la capacità sta tutta nel non stravolgere l’identità visiva del nostro prodotto per non rischiare che il consumatore non ci riconosca più e si deve cercare di apportare modifiche che incuriosiscano il cliente cercando di stimolare l’acquisto non solo dai coloro che ormai ci scelgono da anni, anche da parte di nuovi utenti.

La condizione fondamentale di un buon restyling è quella di mantenere un risultato di alto livello senza dover investire grandi risorse in ri-lanci pubblicitari, perché il prodotto è già in commercio ed è già ampiamente conosciuto.

Gooocom, dai, fammi qualche esempio!

Qualche anno fa ci siamo occupati del restyling delle confezioni degli Amaretti Giacobbe.

In questo caso il processo è stato inverso: anziché adeguarsi alle innovazioni grafiche, si è deciso di tornare indietro, agli anni ‘20, quando l’artigianato e la produzione era ancora fatta a mano. Ed era proprio questo il concetto portante per Giacobbe: far capire che la produzione era (ed è tutt’ora) artigianale, dalla produzione degli amaretti, all’incartamento.

La sfida quindi coinvolgeva, oltre al design della confezione, anche lo stesso contenitore: per dare prova della storicità e per rendere onore ad un prodotto che è una eccellenza del territorio, abbiamo scelto di vestire una scatola in latta disegnando una fantasia in puro stile liberty per la personalizzazione grafica, proprio come quelle dove la nonna custodiva – dopo averne consumato il contenuto – bottoni, aghi, spilli, toppe e tutto il necessario per il cucito.

San Benedetto ha rilanciato la propria linea di the in bottiglia

Ha rinnovando l’etichetta e il contenitore di un prodotto ben posizionato e facilmente riconoscibile.

Il nuovo vestito è molto pulito, è molto English style, e posiziona il nuovo the (che rimane uguale a prima, cambia solo la forma) in una nuova fascia di mercato, così da riuscire anche ad accaparrarsi una fetta di mercato, come può essere quella della Generazione X, più attenta e critica.

Meglio? Peggio? Bene? Male? Chi si è occupato del restyling aveva ben chiaro quale fosse il messaggio che doveva comunicare la bottiglia una volta posizionata sui banconi del supermercato?

Voi che ne dite?

Belinarium

Storie d’amore finite male, freddure, trash, pettegolezzi

Insomma, ogni sfogo è benaccetto ed in forma rigorosamente anonima nel nostro BELINARIUM.

Ci facciamo due risate e, chissà, magari gli aneddoti migliori finiranno sul calendario Gooocom 2023…

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